Abolire il lavoro?

Discutendo liberamente attorno al famoso testo di Bob Black, L'abolizione del lavoro, sono iniziati gli incontri del circolo culturale libertario Metabolé.

 

Tempi moderni

In tempi di crisi, con molti giovani e meno giovani che fanno fatica a trovare un lavoro decente, pensare che sia necessario non favorire la totale occupazione, ma piuttosto la totale disoccupazione, può suonare non solo provocatorio, ma forse addirittura offensivo per chi è emotivamente preso da angosce e sfruttamenti vari, con la spada di Damocle di una precarietà infinita.

 

Eppure, le riflessioni che per esempio Bob Black porta a favore della necessità di abolire il lavoro possono essere utili anche per i disoccupati ed i precari per riconsiderare per molti versi la propria vita e, pertanto, per poter avere un approccio meno problematico con un mondo del lavoro che li rifiuta, valorizzando qualcosa di difficilmente misurabile quali la qualità delle relazioni, il tempo a disposizione (con un rovesciamento nei confronti del tempo libero, da considerare come un intervallo tra un lavoro ed un altro), lo sviluppo delle proprie passioni, ecc.

 

Il bisogno di soldi, che siano per la casa o per i trasporti o quant'altro, è, insieme all'idea radicata che il lavoro nobilita l'uomo e che quindi il traguardo per un buon cittadino è di trovarsi un impiego lavorativo, il primo motore per la necessità di lavorare - dove con lavoro si intende il lavoro stipendiato/salariato, in qualche modo forzato e non autonomamente deciso nei tempi e nelle modalità, e non già piuttosto la produzione in senso generale -.

Il problema sostanziale è che questo bisogno di soldi e quindi di lavorare si autoalimenta: per permettersi un'abitazione è necessario appunto lavorare, ma per andare a lavorare è  probabile che si debba ricorrere ad un mezzo di trasporto che, usualmente, è un'automobile, la quale a sua volta richiede soldi e quindi più tempo da impiegare nel lavoro anziché in attività ludiche/conviviali (siano esse produttive od improduttive) e così via, quasi come in una reazione a catena.

 

Ridurre il fabbisogno economico attraverso scelte magari controcorrente, che per semplificare richiamano tutte logiche di condivisione comunitaria (che sia la condivisione della casa con altre persone piuttosto che altro) oltre che attività a ridotto fabbisogno energetico, è di conseguenza uno strumento formidabile per poter progressivamente (o decisamente, per chi è in grado di compiere il salto senza aspettare troppo) ridurre ampiamente se non proprio eliminare il bisogno di lavorare.condivisione

Eliminiamo dal nostro bilancio familiare le voci per la casa (mutuo, affitto); autoproduciamo e/o scambiamo buona parte del cibo; condividiamo mezzi di trasporto a basso costo dandoci il tempo di impiegarci tempo (magari giorni, anziché poche decine di minuti) per gli spostamenti: forse potremmo farcela a vivere - e ragionevolmente bene - con poche centinaia di euro al mese?

 

La chiave per un cambiamento significativo della vita che permetta di abolire (o ridurre ampiamente) il lavoro, comunque, sembra essere quella del non fare da soli (per quanto singolarmente si possano comunque operare scelte molto intense), ma piuttosto sviluppare le buone pratiche comunitarie di condivisione antieconomiche, iniziando sicuramente dal superfluo e propagandole anche al necessario.

 

Il prossimo incontro avrà come titolo:

  • Energia ed equità, secondo Ivan Illich ed il suo "Elogio della bicicletta" [pdf]

Per fissare la data, gli interessati sono pregati di contattare info@metabole.org.