Liberare l'amore, liberarsi dall'ipocrisia

Lunedì 8 maggio, nuovo dialogo nell'ambito del ciclo di incontri organizzato per Metabolé, l'embrionale circolo culturale libertario di Padova, con un titolo inequivocabile: liberare l'amore.

 

La critica, il ripensamento, la messa in discussione dell'amore così come abitualmente normato e definito vanta una lunga tradizione in ambito libertario: si può guardare a molte delle comunità utopiche che, in nome di un approccio egualitario, praticavano modalità libere di amare già nell'800 nord-americano, ma anche all'anarco-individualista Émile Armand (di cui è leggibile un piccolo manuale che accenna anche del cameratismo amoroso), nonché ovviamente alla controcultura del '68. Arrivando alla contemporaneità, c'è un'ovvia connessione con parti del femminismo (e forse non è un caso che tra chi parla e scrive e pratica non-monogamia vi siano tante donne!) e forse ancor più ampiamenti con i movimenti LGBTQ; ed è naturalmente impossibile non citare anche l'anarchia relazionale come pratica con un sottofondo decisamente non autoritario, egalitario.Mi dispiace sono anarchica

 

Come sempre, si è iniziato leggendo da un libro, in questo caso l'introduzione di Redefining our relationships di Wendy-O Matik, cui ovviamente rimandiamo, in cui l'autrice cerca di spiegare il motivo per cui interrogarsi in merito a relazioni alternative (all'amore radicale, come lo chiama Wendy-O) rispetto all'abituale immagine di una coppia monogama. Un testo che, più chiaramente rispetto ad altri forse più noti nell'ambito delle relazioni non-monogame (si pensi al famosissimo La zoccola etica), esplicita il contenuto sociopolitico del ridefinire le nostre relazioni in un senso radicalmente differente rispetto alla norma.

 

Concetto portante è quanto si può anche leggere ben riassunto nel sito dell'attivista statunitense:

 

«l'amore radicale è la libertà di amare chi vuoi, quanto vuoi, e quanti ne vuoi fintantoché l'integrità personale, il rispetto, l'onesta ed il consenso sono al centro di ognuna delle relazioni. L'amore radicale si focalizza innanzitutto sull'amore e sull'intimità, non sul sesso o la conquista sessuale. Al centro di questo lavoro ci sono tre componenti: il femminismo, l'attivismo sociale e la rivoluzione».

 

Un elemento chiave nelle pratiche di amore radicale è ovviamente la questione della gelosia e della possessività: se da un lato c'è il legittimo desiderio di ognuno di noi di essere amati pienamente, di non restare soli specialmente quando viviamo momenti di difficoltà, d'altro canto forse c'è dell'insanità e dell'ingiustizia profonda nella richiesta che ciò debba venire da una e una sola persona, quella che consideriamo nostra in un senso che spesso diventa di vero possesso, con reazioni più o meno violente (e non necessariamente in senso fisico), con ricatti e pressioni (od oppressioni), quando questa persona disattende alle nostre aspettative/proiezioni o, peggio ancora, quando in vari modi la persona in oggetto prende o cerca di prendere una strada che la renda meno esclusivamente nostra.Il cuore delle relazioni radicali

In molti punti del testo traspare l'importanza di avere una buona centratura di se stessi: senza eccessive insicurezze, senza paure esplosive, ma piuttosto con un'autostima almeno sufficiente (ancorché non arrogante, ovviamente) e con il desiderio di interrogarsi su di sé, ponendosi domande anche difficili e provocatorie, mettendosi in discussione nei propri atteggiamenti e comportamenti relazionali. Spesso, infatti, le costrizioni che i ruoli tradizionali aiutano ad imporre sull'altro - alimentati poi dall'immaginario letterario, cinematografico, favolistico, ecc. - possono essere risposte semplici, ma non per questo salubri - anzi! -, ad un proprio essere disequilibrato nella relazione con l'altro diverso da sé.

 

Nel confronto che è seguito si è ovviamente palesata subito l'ampiezza dei temi che da questa lettura poi si sarebbero potuti sviluppare, a cominciare da domande quasi filosofiche sulla natura dell'amore e le sue fasi - tra cui alcune iniziali che fanno quasi pensare spesso alla follia, ad una malattia mentale -, per passare ai motivi storici per cui in questa parte del mondo è dominante culturalmente la coppia monogama, toccando anche l'evoluzione della ricezione nella società e del conseguente, inevitabile, giudizio che essa impone a chi sperimenta geometrie affettive considerate anormali, specialmente se coinvolgenti figli.

Su quest'ultimo punto si è riflettuto su come le percezioni sociali stiano comunque cambiando con una certa velocità: si pensi a come solo pochi anni fa era socialmente problematico essere parte di una famiglia divorziata, mentre ora questa condizione è quasi la norma; o, per andare un po' più indietro nel tempo, di come venivano trattate le gravidanze e le convivenze extra-coniugali.Tristano e Isotta

 

Un altro punto importante, trattato verso la fine, è come in realtà noi già si viva all'interno di una società in cui relazioni non-monogame sono all'ordine del giorno, forse addirittura la maggioranza, anche se ciò rimane nell'ambito dell'inconfessabile: è sufficiente pensare a quanto sia diffuso il tradimento, a quante siano le relazioni clandestine tra amanti... e non è certo un fenomeno di questi ultimi tempi che qualcuno magari potrebbe considerare di degrado morale: in fondo è sempre stato così e anche nelle situazioni di maggior controllo, di maggior conformismo, l'inevitabile aspirazione delle persone di entrare in relazione con altre individualità anche tramite la sessualità riesce ad emergere, a farsi strada, a diventare realtà!

 

Ci si chiedeva, quindi, se aprirsi con coraggio all'onestà ed al rispetto dell'altro, al dialogo profondo e aperto, all'impegno ed alla responsabilità, alla progettazione alla pari di una vita insieme anche quando questo significa confrontarsi ed accettare che il partner possa tessere altre relazioni intense (non necessariamente, ma eventualmente comprendenti il sesso!) anche con persone diverse da sé, non sia in fondo un modo per superare l'ipocrisia dominante nella società che non vuole, ma nei fatti vive, queste relazioni a più persone, però in un clima di tradimento, di imbroglio, di paura, di meschinità resa inutilmente obbligatoria a meno di non volersi reciprocamente condannare a frustrazioni, insoddisfazioni dei propri bisogni profondi, rimpianti, povertà.

 

Per concludere, sembra quindi che, anche nei casi in cui le sensibilità personali ed i propri percorsi non permettano o non aprano, nella pratica, a relazioni intime con più persone, vi sarebbe molto da attingere come analisi e riflessioni da chi invece pratica amori radicali per portarli anche all'interno della propria relazione monogama! Questo anche considerando che ridefinire le proprie relazioni con gli altri non è esclusivamente una questione di numero delle persone coinvolte, ma piuttosto di qualità: si può, si deve anche ridefinire - e molto profondamente - anche se si è solamente in due.

 

A questo punto non rimane che salutarci e... l'appuntamento col prossimo incontro sarà probabilmente ad inizio autunno e, anche se non era previsto dal programma, si potrebbe parlare di Palestina: seguiteci anche su Facebook per rimanere aggiornati! A presto!